Andria 0-1 Lanciano: Meritiamo di più di questo scempio

 

Domenica scorsa ero allo stadio. Domenica scorsa il mio amore per questa maglia è stato ferito.

Non vivo ad Andria ormai da diversi anni, ma le mie origini sono lì. La mia famiglia vive lì, la mia cultura “popolare” deriva da lì, quello che sono oggi è di sicuro influenzato, nel bene e nel male, dal fatto che sono nato e cresciuto ad Andria, prima di prendere la mia strada. Passo pochi giorni l’anno ad Andria, ma quando sono in città non mi perdo mai l’Andria al Degli Ulivi. Anzi direi che, anche se un po’ inconsciamente, programmo le mie venute anche in base alle partite. Insomma se posso scegliere, mi metto in viaggio quando l’Andria gioca in casa.

Domenica ero al Degli Ulivi. Volevo partecipare a questa partita così fondamentale per la nostra stagione. Volevo andare oltre tutte le varie polemiche dell’ultimo periodo. Volevo partecipare emotivamente e fisicamente a questa gara. Volevo vincere e basta.

Il Degli Ulivi la domenica mattina prima di Andria v Lanciano, quando le speranze erano ancora vive

Domenica mattina vado allo stadio per fare il biglietto. Dopo anni ho comprato un biglietto di curva. Non so perché, forse volevo risentirmi ragazzino, assistere alla partita da quei gradoni che tanto ho frequentato negli anni ’90, quando ogni gara, ogni palla giocata erano un trasporto emotivo, quando un gol faceva venire giù lo stadio, quando stavi male, ma veramente male se perdevi, quando passare al Degli Ulivi era affare davvero arduo per i nostri avversari!

Il solito pranzo veloce come ai vecchi tempi, ed ero già lì che camminavo sul viale che mi porta allo stadio. Ricevo una telefonata, è un mio amico, anche lui andriese, che mi chiama dall’Inghilterra (lui vive lì): Lui: “che fai?”. Io: “sono ad Andria”. Lui: “ma sei in giro, sento rumore intorno a te!”. Io: “sì, sono in fila per entrare allo stadio!”. Lui: “contro chi giochiamo?”. Io: “Lanciano… partita importantissima, o vinciamo o siamo nella m….!”. Lui: “Ah, dai buona partita ci sentiamo”. Io: “Sì, ciao ti richiamo con più calma, ora devo entrare!”.

Entro, prendo posto. Qualcuno della curva dice “ragà, tutti in piedi cà iousc amà veng!”. Vabbè, alziamoci, ma subito mi accorgo che qualcosa non va. Infatti alle prime palle giocate, ai primi errori già tutti mugugnano in maniera del tutto senza senso, come se un giocatore non possa sbagliare un passaggio. Mi aspettavo questi atteggiamenti da altri settori, non dalla curva. E’ evidente che i nervi sono a fior di pelle. L’Andria non c’è e dopo 18 minuti becchiamo gol su punizione, e la gara è inesorabilmente finita. Già, con ancora più di 70 minuti da giocare, la patita è archiviata. L’Andria non c’è e non ci sarà mai!

Nell’intervallo cambio aria, cambio zona, magari un’altra porta meglio. Macchè! Abbiamo un intero secondo tempo per rimontare, per provarci almeno, ed invece il nulla! L’Andria è inesistente. Tutti noi assistiamo ad uno spettacolo indegno, uno spettacolo ancora più umiliante perché difronte avevamo un Lanciano, che almeno stando alla prestazione del Degli Ulivi, è risultata assolutamente mediocre. Non ha fatto un tiro in porta tranne quello del gol su calcio piazzato, con noi che giocavamo in casa una gara così fondamentale, del tutto inesistenti.

Non ho mai, e dico mai, assistito ad una tale dimostrazione di “inadeguatezza” da parte della mia Andria. 90 minuti senza mai tirare in porta. Il portiere avversario che non ha mai accennato ad una parata. Davvero uno spettacolo indegno, che questa maglia non merita. Ovvio il grido “meritiamo di più”!

Giro per la curva e non mi capacito di tanto scempio. Le imprecazioni di molti si sprecano. Sono arrabbiati, rimpiangono i soldi spesi. Capirai io come mi sento! Ma non sono arrabbiato… frastornato direi. Si può anche perdere, ma non così. Com’è possibile che questa maglia sia caduta così in basso e venga così poco rispettata da chi la indossa? Stiamo parlando solo di incapacità tecniche? Non credo. Si può essere scarsi quanto si vuole, ma è evidente che il problema è più di fondo, più interno al cuore della gestione.

Povera Fidelis!

Sto per uscire, la curva si sta svuotando. Mi accorgo che sul retro dello striscione a centro curva, rivolto verso gli spalti c’è scritto “Fidelis”. Mi è venuta una tale tristezza e nostalgia per quel nome glorioso e a cui ho voluto dedicato questo blog. Sì Fidelis… povera Fidelis!

Prima della gara nel post Crederci o non crederci ancora nella salvezza diretta? Il dilemma dell’Andria tra il Frosinone e il Lanciano scrivevo:

quella di Domenica sarà probabilmente la gara più importante della stagione. La gara sparti acque. Se si vince tornerà l’entusiasmo per affrontare nel migliore dei modi il Latina, e i successivi scontri diretti contro Bassano, Piacenza e Feralpisalò. Se invece non dovessero arrivare questi benedetti 3 punti… che si salvi chi può, perchè le nostre avversarie stanno macinando punti”

Purtroppo la penso esattamente allo stesso modo, anzi dopo lo spettacolo visto domenica, ho perso gran parte del mio personale entusiasmo. L’involuzione tecnica della squadra e la sua mancanza di personalità é lampante. Con sole 8 giornate da giocare e -5 punti dalla sestultima, direi che il nostro destino è segnato. Nuovo obiettivo: cercare di piazzarci il meglio possibile nei play-out.

Tristezza!

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